E-minimo 2

pubblicato il 23 Aprile 2008 alle 19:12

CHIAMATEMI NOSTALGIA

[Qualche tempo fa, spulciando youtube, mi sono imbattuta in una rara perla: un’intervista di Pasolini ad Ungaretti. Documento divertente e sorprendente, anche perchè totalmente inaspettato.  A parte il sarcasmo di Pasolini (”Ungaretti, secondo lei esiste una normalità ed una anormalità sessuale?”), a parte la magica e delicata risposta di Ungaretti, mi si è stretto il cuore nel vedere questi due grandi faccia a faccia, nel vederli parlare, confrontarsi e scherzare tra di loro. Qualche ora dopo, leggiucchiando gli Scritti corsari, mi imbatto (quanti incontri fortunati, eh?) in una polemica Calvino-Pasolini. Ed anche lì, di fronte a quei due nomi, mi si è stretto il cuore. Mi si è stretto di nostalgia, per un’epoca in cui ancora esisteva con una sua forte autonomia la figura dell’intellettuale/scrittore, per anni (paiono così lontani, e invece…) in cui lo scrittore/intellettuale aveva un ben determinato compito nella società, era un professionista con il compito (non assolto da tutti nello stesso modo, ovvio) di far funzionare il cervello, e a quel cervello la gente si affidava.  Ed ora? Dove sono i cervelli che lavorano per la società? E anche ammesso che esistano, quand’è stata l’ultima volta in cui abbiamo visto uno intervistare l’altro? Dove sono i nuovi Pasolini, i nuovi Calvino, i nuovi Ungaretti? Dove sono cioè quegli scrittori/intellettuali capaci di inserirsi nella società e di modificarla (o almeno di provare  a farlo)? Ma diciamo anche di poter fare un paio di nomi (in mente per ora me ne vengono giusto due…) quando mai li abbiamo visti confrontarsi  liberamente, discutere, anche azzuffarsi, anche spremersi le meningi alla ricerca della falla nel ragionamento dell’avversario? Insomma, sempre meno si sente la necessità del confronto. Come se fosse davvero possibile esercitare, far crescere un cervello in maniera asettica, isolata, come se fosse davvero possibile affinarlo ed elasticizzarlo senza conflitti, senza scontri, senza rotture. E allora io mi sento una nostalgica. Perchè mi chiedo come sarebbe stato vivere in un’epoca in cui il conflitto di idee - fondate, ragionate- contasse qualcosa in più della sterile e roboante conflittualità da talkshow a cui siamo abituati. Perchè - diciamolo - ai litigi noi siamo quasi immunizzati: li vediamo ogni giorno, su quasi tutte le reti televisive e a quasi tutte le ore, ma la discussione è un’altra cosa. Dietro quelle urla, dietro quello snervante e convulso gesticolare, cosa c’è davvero? A volte mi sembra di vivere in un’epoca così statica…]

ManuS

(Guardate questo video e ditemi se una scossa elettrica non attraversa -anche solo per un secondo- la vostra schiena. Diciamo che con Benigni i nomi a cui posso arrivare sono tre…)

Tiptologia dei blog poetici

pubblicato il 21 Aprile 2008 alle 12:39

Guido Mattia Gallerani 

Ad usufrutto dei passanti, ecco le spiegazioni dei blog che vedete in link. Per quanto mi riguarda spiego quelli poetici e spero possiate trarne qualche giovamento. Per un inquadramento generale di quello che succede nella poesia italiana contemporanea e non, c’è il blog di Matteo Fantuzzi UniversoPoesia. Ha soprattutto un taglio socio-poetico. Se siete interessati invece a leggere i testi degli autori, una buona bacheca quasi onnicomprensiva è LiberInVersi fondata da Massimo Orgiazzi (di cui è uscita di recente un’antologia di rappresentanza).  Stesso discorso per FaraPoesia della casa editrice Fara, meritoria di un’attenzione particolare ai giovani poeti da parte del suo legale patrocinatore, Alessandro Ramberti. Se volete coniugare ulteriormente blog e casa editrice visitate il sito del poeta e scrittore Gianfranco Fabbri - Frucco - che si chiama La costruzione del Verso, troverete oltre agli articoli critici ed alle sue famose Bacheche di poeti anche la nuova casa editrice L’Arcolaio. Spostata sull’ago editore è nella carellata il sito, con blog allegato, della rivista Atelier, spettro e scettro della giovane poesia italiana - in Italia. Infine, se volete davvero un quadro esaustivo, frequentate l’aggregatore di blog poetici PoEcast, con cui potrete seguire in diretta l’aggiornarsi degli articoli e delle notizie da tutti i principali blog nominati qui, e non. Andate e fatemi sapere. Questa rubrica rimane aperta a segnalzioni e ad altre scelte. Saluto.

Poesia giovanile. Strategie di divulgazione

pubblicato il 17 Aprile 2008 alle 19:29

Guido Mattia Gallerani

1) Coloro che giovani vorrebbero incominciare la distribuzione della poesia propria o altrui dovrebbero innanzitutto riflettere sul potenziale mercato: Una Nuova Generazione di Pubblico o di Poeti?
Fino a poco tempo fa c’era ancora un’ostilità crescente verso la lettura pubblica delle opere, e la sua ragion d’essere era che il testo si poneva in primo luogo per una lettura individuale e silenziosa. Nelle opere di poeti ormai non più giovani la voce, se aveva uno spazio, non era quello pubblico. Oggi invece possiamo affermare con ragionevole certezza che i termini si sono invertiti: un giovane poeta adesso fa precedere sempre una sua pubblicazione da diverse letture nei panorami che il mercato consente ampiamente, e questo non avviene solo per quelle opere che si formano in una attenta ricerca sulle possibilità vocali della lingua e della pronuncia. Si tratta di una visione generalizzata.

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“Scelte”

pubblicato il 24 Marzo 2008 alle 22:35

ManuS 

L’odore della vita.

Appoggio il naso nel punto in cui la tua spalla e il tuo collo si incontrano, lì, in quella curva perfetta, muscolosa, profonda.

L’odore della vita.

«Smettila di annusarmi.» e inspiro a lungo. Inspiro e sorrido. Sorrido del nostro strano rapporto, là, pancia a pancia, nudi, accompagno il naso alla scoperta di quell’angolo di mondo. Due ventri fusi in uno, le gambe attorcigliate, sento il tuo dito accarezzare la mia schiena. Le curve tortuose della spina dorsale.

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La parola letteraria e noi…

pubblicato il 24 Marzo 2008 alle 22:16

Ecco un commento ad uno dei tanti input lanciati da “Parole private dette in pubblico” di G. Mozzi, ed. Theoria

ManuS 

Piena di domande ho chiuso il libro.Cos’è la scrittura? A cosa può servire oggi? Ha un suo ruolo nella vita dell’uomo? Oppure è un semplice rumore di fondo per vite un po’ più complicate, un po’ più retro di altre?La vera eredità del libro di Mozzi è questa: domande su domande, riflessioni, pensieri che si intrecciano e si accavallano. E seguendo i miei pensieri e le mie riflessioni, mi sono resa conto che queste Parole private dette in pubblico possono considerarsi un grande tessuto connettivo della letteratura, un ponte tra esperienze diverse e respiri diversi, tutti però uniti dall’importanza data alla parola. Iniziamo.

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Viaggio in Emilia - Romagna di Mario Soldati

pubblicato il 24 Marzo 2008 alle 22:10

ManuS 

Quando si dice il destino.

Ho letto Vino al vino di Mario Soldati nella stessa settimana in cui sono andata a sentire Paolo Rumiz al Fuori Orario.

La leggenda dei monti naviganti e Vino al vino…certo, c’è l’idea del viaggio (per l’Italia tutta Rumiz, per l’Emilia Romagna Soldati), ma oltre questo?

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Hitler di Giuseppe Genna

pubblicato il 24 Marzo 2008 alle 18:03

Uscito all’inizio del 2008, l’ultimo romanzo di Giuseppe Genna è un libro da leggere e meditare, da meditare e da leggere. Potrà piacere o no ma rimane un testo fondamentale per riflettere sulla natura e sulla vacuità del Male. Ecco la nostra recensione.

Max

Rappresentare l’estremalità della storia. La Cosa estrema della Storia. Questo duplice intento muove l’ultimo libro di Giuseppe Genna. Hitler. Lo scrittore milanese si cimenta in quello che ad un primo sguardo appare come un romanzo, una biografia di Adolf Hitler, il che è vero, ma che ad una lettura approfondita e meditata si manifesta soprattutto come un opera alla quale non si può rimanere indifferenti nel bene e nel male.

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Una scheggia malsana ma differente

pubblicato il 16 Dicembre 2007 alle 13:52

                                                                                                                            di Pietro Gatti

Non so come mai, come conseguenza di quali pensieri, perché i pensieri precedenti sono già svaniti, esistono solo questi ora, ma quindi in quest’istante ho in mente una scena che forse ho preso a prestito da un documentario che ho visto di recente, o forse no; c’è un daino in fondo alla mia testa, solo un daino maestoso, tutto attorno è buio, un daino su sfondo nero, ed una voce che mi parla, che commentata l’immagine, e mi segnala di badare ai nervi dell’animale, come respira. Lo vedo come respira: ansima.

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E-minimo

pubblicato il 16 Dicembre 2007 alle 13:15

Ivano Bariani. Saverio Fattori. Pietro Gatti. Andrea Zanzotto. È così che partiamo, in grande stile, è così che inauguriamo l’avventura di questa Rivista Sconosciuta. Bariani e Fattori molto probabilmente li conoscete già. Due tra i più interessanti autori emiliani contemporanei. Ci erano piaciuti i loro libri (se volete saperne di più date un’occhiata alla sezione  Inquadrature) e ci sono piaciuti i loro racconti: leggere per credere. Pietro Gatti è un autore ancora inedito, parmigiano. La sua Scheggia malsana ma differente ha un ritmo particolare, vorticoso, sospeso tra la veglia e il sonno. 

Voltiamo la medaglia. Dall’altro lato troviamo niente meno che Andrea Zanzotto. Parma, la nostra città, ha deciso di conferire proprio al grande poeta veneto, il Premio Internazionale di Poesia Attilio Bertolucci. Noi c’eravamo. E continuiamo ad esserci: se volete capirne un po’ di più della produzione di Zanzotto e della sua decisiva influenza sulla poesia italiana del secondo Novecento, leggete qui. Bene, è ora di iniziare a cliccare.

Ma un’ultima segnalazione vogliamo farla: nella pagina Chi siamo, troverete il nostro “manifesto”. Qualche idea sparsa agganciata in un ordine provvisorio, per darvi un’idea di chi c’è (anzi, di cosa si muove) dietro la sequenza di caratteri che sta ipnotizzando le vostre retine…