La critica agisce più volte per l’affetto dei testi che amiamo, benché essa stessa, e il rapporto tra chi la rappresenta e lo scrittore, non sia uno scambio d’amore o un discorso che s’inter-comunica (s’entregloser direbbe Montaigne); è anzi a volte un colpo di fulmine, simile a un pregiudizio che dice di vederci chiaro fin da subito: pre-giudicare, giudicare prima. Non sempre ha la voglia del discorso che mette in comunicazione, “comunica”, autori e lettori. Non sempre ha la voglia del discorso che giudica.
La critica è anche fatta delle leggi del Potere. Con la sua forza normativa è dispotica perché frena il movimento dissoluto di un desiderio: il Desiderio di Scrivere. Sembra esser mossa dal desiderio di fermare il desiderio dello scrittore. Sembra che se ogni testo è in opposizione originaria alla sua dissezione prevedibile (perché non nasce pensando di essere “criticato”), può essere altrettanto vero che il gioco più istintuale del poeta-scrittore è di opporre la propria Volontà al potere stesso (la paura del “critico” da parte del poeta e la lotta che ne consegue, con gli opportuni esempi di nascondimento dell’autore al critico).
Sono tre i testi che vogliamo presentarvi di questo nuovo poeta: Alessandro Bellasio.
Tre testi tratti dalla stessa raccolta, Coaguli,diversi tra loro, ma uniti da un filo rosso (lo stesso, probabilmente, che domina l’intero fare poetico di Bellasio): l’istanza sociale ed ambientale, l’esigenza di fare il punto della situazione e costringere la società a guardare i suoi lati più oscuri.
Il primo testo, Biocyttà, apre lo sguardo su un paesaggio dal sapore apocalittico (biocyttà intreccia le interiora/ne affiora […]/del suo Corpo gigantesco/ in espansione solare), quello della moderna città dove domina il meccanicismo e l’artificialità. È una presa di coscienza della contraddizioni del nostro vivere, che si allontana sempre più dal nucleo pulsante e primigenio della natura (l’impurità è la nostra purezza). Il discorso è trascinato da una sintassi frantumata, al limite dell’automatismo.
C’è un parallelismo alquanto fuorviante tra professione e poesia, contrario a quello più solleticato del guadagno. E siamo felici di aprire lo spazio di questa rete alle reti di un poeta come Guido Monti, la cui opera prima ha saputo meritarsi l’attenzione di critica e degli appassionati, che in miscela fanno il vero pubblico della poesia. Millenario Inverno ha ribadito in un momento di vento contrario che un’assurda categoria di “poesia dei bamboccioni”, i cui segni vi sono per chi sa guardare, non può né deve pagare. Non deve pagare perché alla visione prepotente del successo alle spalle dei potenti precede, anche per quelle giovinezze dell’ambiente che vi sono esposte, la raccolta nel granaio dell’apprendimento in vista di un inverno, che giudizio porterà se non con la critica di professione certamente lo farà con la morte nella nostra memoria.
Poco prima dell’uscita dell’Oscar, Giampiero Neri ha detto del suo rapporto con la propria scrittura: «io volevo mimetizzarmi, magari sprofondare anche, ma ho desiderato che il mio accusatore sprofondasse con me». Sono queste mimiche metamorfiche, sparse all’interno dell’opera ed intorno al suo autore, a spingere all’inchiesta, lo spogliamento di un invisibile essenziale direbbe Antoine de Saint-Exupéry. Come nelle tecniche di ogni giallo e com’è nella Lettera Rubata di Poe, l’enigma è in realtà sotto gli occhi di tutti.
Ad usufrutto dei passanti, ecco le spiegazioni dei blog che vedete in link. Per quanto mi riguarda spiego quelli poetici e spero possiate trarne qualche giovamento. Per un inquadramento generale di quello che succede nella poesia italiana contemporanea e non, c’è il blog di Matteo Fantuzzi UniversoPoesia. Ha soprattutto un taglio socio-poetico. Se siete interessati invece a leggere i testi degli autori, una buona bacheca quasi onnicomprensiva è LiberInVersi fondata da Massimo Orgiazzi (di cui è uscita di recente un’antologia di rappresentanza). Stesso discorso per FaraPoesia della casa editrice Fara, meritoria di un’attenzione particolare ai giovani poeti da parte del suo legale patrocinatore, Alessandro Ramberti. Se volete coniugare ulteriormente blog e casa editrice visitate il sito del poeta e scrittore Gianfranco Fabbri - Frucco - che si chiama La costruzione del Verso, troverete oltre agli articoli critici ed alle sue famose Bacheche di poeti anche la nuova casa editrice L’Arcolaio. Spostata sull’ago editore è nella carellata il sito, con blog allegato, della rivista Atelier, spettro e scettro della giovane poesia italiana - in Italia. Infine, se volete davvero un quadro esaustivo, frequentate l’aggregatore di blog poetici PoEcast, con cui potrete seguire in diretta l’aggiornarsi degli articoli e delle notizie da tutti i principali blog nominati qui, e non. Andate e fatemi sapere. Questa rubrica rimane aperta a segnalzioni e ad altre scelte. Saluto.
1) Coloro che giovani vorrebbero incominciare la distribuzione della poesia propria o altrui dovrebbero innanzitutto riflettere sul potenziale mercato: Una Nuova Generazione di Pubblico o di Poeti?
Fino a poco tempo fa c’era ancora un’ostilità crescente verso la lettura pubblica delle opere, e la sua ragion d’essere era che il testo si poneva in primo luogo per una lettura individuale e silenziosa. Nelle opere di poeti ormai non più giovani la voce, se aveva uno spazio, non era quello pubblico. Oggi invece possiamo affermare con ragionevole certezza che i termini si sono invertiti: un giovane poeta adesso fa precedere sempre una sua pubblicazione da diverse letture nei panorami che il mercato consente ampiamente, e questo non avviene solo per quelle opere che si formano in una attenta ricerca sulle possibilità vocali della lingua e della pronuncia. Si tratta di una visione generalizzata.
Sono i versi di Andrea Zanzotto che aprono e chiudono la quarta edizione del Premio di poesia Attilio Bertolucci, la cui consegna è avvenuta lo scorso 23 novembre presso la Sala De Strobel di Cariparma. Le parole del poeta veneto segnano le tappe di quest’evento, che ingloba al suo interno anche il premio in memoria di Paolo Bertolani ed un nuovo, interessante progetto.
A volte l’età basta per fare di un vecchio generale un’istituzione. Zanzotto fu preventivamente assorbito dal mondo della poesia come una delle rare figure a cui si tributano, prima che tardivi onori, tutte le eccezioni dell’interesse meticoloso degli stanzoni delle accademie. È uno dei pochi poeti ad aver avuto in vita la possibilità di compendiare tutta la sua opera in quella lapide di marmo che sono i famigerati “Meridiani”; se non ché, dopo, ha manifestato altrettanta vitalità alle sue corde anche per chi, a ragione o a torto, vi riconosceva soprattutto un esercizio di maniera (facilmente tacciabile a dire il vero per chi dall’opera omnia lo voleva liquidare definitivamente in mezzo ai manuali).