E-minimo 6

pubblicato il 10 Marzo 2009 alle 00:53

Sono due le novità per questo numero 6.

La prima, tecnica, è che potrete leggere ogni articolo anche in pdf. In questo modo sarà più facile stampare, leggere e seguire anche gli interventi di una certa lunghezza.

La seconda, di contenuto, è che abbiamo scelto un unico tema attorno a cui ruotano tutti i nostri interventi. Controluce: la storia e dei suoi echi nella realtà contemporanea.

Abbiamo quindi deciso di rivolgerci ai testi che –attraverso il passato o il presente- ci parlino di noi.

Perché noi siamo dappertutto.

Siamo in chi annega tra due terre, in chi decide di farsi saltare in aria, in chi prega di riuscire a dar da mangiare ai figli; ma siamo anche in chi impugna il coltello dalla parte del manico e in chi tenta la fuga –in questo mondo o in altri.

Noi siamo dappertutto. Ogni cosa d’umano che capita ci riguarda, è un po’ anche nostra.

Del resto pare che i tempi stiano cambiando. Uno dei primi ad accorgersene è stato Luperini che nel 2005 scrive, ne La fine del postmoderno,: «Quando rischi ogni giorno salendo su un treno della metropolitana, ti è difficile pensare che l’unica realtà è il linguaggio. Con l’11 settembre si chiude la stagione del postmodernismo. Comincia un periodo nuovo che ancora non ha nome e che richiede impegni e responsabilità diversi» (aggiungo, di volata, che non molto diverso sembra essere in punto di partenza del New italian epic dei Wu Ming).

Per questo abbiamo voluto concentrarci sulla storia. Una storia però, che non archiviata e chiusa nei manuali scolastici. È intrecciata al presente. Non si riescono a distinguere. «La Storia è una cosa molto strana. La si studia a scuola come argomento del passato mentre ogni giorno ci cresce attorno. Mentre proprio dal passato attinge le sue forme e di trasforma in presente e poi in cronaca fino a ridiventare, ancora, Storia» (Aldo Nove).

Da qui Controluce: quello che ci interessa non è un elenco di date o nomi o fatti, ma piuttosto una storia (forse sarebbe più giusto dire un tempo) che emerge in controluce tra le pagine lette. In filigrana, tra una parola e l’altra, si delineano tasselli del mondo in cui viviamo, mondo che si costruisce per sedimentazione.

Un racconto del genere può essere diretto (Seierstad, Galeano), trasversale (De Michele) o solido punto di partenza per una vicenda ai limiti del fantastico (Manfredi). O ancora può insinuarsi tra i versi e diventare lingua, ritmo, ricerca stilistica (Ariano, Bini, Fantuzzi, Ronchi, Petrosino).

I nostri sono interventi diversi e centrifughi. Leggere per credere.

 

Un’ultima segnalazione. In questo numero troverete anche un Questionario tecnico sullo scrivere. Alcuni autori sono stati così gentili da voler rispondere ad una serie di domande su cos’è per loro l scrittura, come si svolge e cosa comporta. Qui potete leggere le loro risposte.

La trilogia di De Michele: alcune considerazioni

pubblicato il 10 Marzo 2009 alle 00:46

ManuS

Leggi in pdf: La trilogia di De Michele


«Tutte quelle storie che crediamo di aver dimenticato

 sono qui, su di noi.

Sono la nostra pelle,

ce le portiamo addosso tra i vestiti e le ossa,

le abbiamo già indosso quando ci svegliamo,

e quando andiamo a letto sono ancora su di noi»

 

-         G. De Michele –

 

Perché scegliere De Michele in un numero dedicato alla storia? Perché nei suoi tre romanzi qui presi in esame (Tre uomini paradossali, Scirocco e La visione del cieco) la storia vive – e non come semplice scenario di fondo. Vive e pulsa come un protagonista in carne e ossa, in maniera continua, intrecciata e spesso rocambolesca, senza quelle asettiche divisioni didattiche che spesso i manuali presentano. Vive e si evolve fino a sciogliersi nella cronaca, fino a tracimare nella polemica graffiante verso alcuni eccessi della società (e del professionismo) contemporanei. Senza facili semplificazioni.

 

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LETTERATURA CRITICA - Note sulla poesia di Ariano, Bini, Fantuzzi, Ronchi, Petrosino

pubblicato il 10 Marzo 2009 alle 00:46

Guido Mattia Gallerani

Leggi in pdf: Letteratura critica


 

La critica agisce più volte per l’affetto dei testi che amiamo, benché essa stessa, e il rapporto tra chi la rappresenta e lo scrittore, non sia uno scambio d’amore o un discorso che s’inter-comunica (s’entregloser direbbe Montaigne); è anzi a volte un colpo di fulmine, simile a un pregiudizio che dice di vederci chiaro fin da subito: pre-giudicare, giudicare prima. Non sempre ha la voglia del discorso che mette in comunicazione, “comunica”, autori e lettori. Non sempre ha la voglia del discorso che giudica.  

 

      La critica è anche fatta delle leggi del Potere. Con la sua forza normativa è dispotica perché frena il movimento dissoluto di un desiderio: il Desiderio di Scrivere. Sembra esser mossa dal desiderio di fermare il desiderio dello scrittore. Sembra che se ogni testo è in opposizione originaria alla sua dissezione prevedibile (perché non nasce pensando di essere “criticato”), può essere altrettanto vero che il gioco più istintuale del poeta-scrittore è di opporre la propria Volontà al potere stesso (la paura del “critico” da parte del poeta e la lotta che ne consegue, con gli opportuni esempi di nascondimento dell’autore al critico).      

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Asne Seierstad, la guerra e la Cecenia

pubblicato il 10 Marzo 2009 alle 00:45

Damiano Mazzotti

 Leggi in pdf: Asne Seierstad, la guerra e la Cecenia


Parlare degli orrori della guerra non è facile e ancor meno facile è riuscire a camminare lungo la strada dell’obiettività, o perlomeno della neutralità, raccontando le due parti in conflitto (che molto spesso risultano più di due a causa delle lotte intestine su almeno uno dei due fronti).

Una giornalista norvegese ci è riuscita nell’indescrivibile crudità del libro “Il bambino dal cuore di lupo. Storie dall’inferno della Cecenia in guerra” (Rizzoli, marzo 2008). Asne Seierstad racconta il suo ritorno in Cecenia, dove ha cominciato la sua carriera di reporter di guerra e descrive la vita di alcuni abitanti di Grozny, la capitale dove da 14 anni l’unica legge è quella del più forte, e la città dove nessuna ricostruzione sembra possibile in un conflitto che tranne qualche breve tregua ha raggiunto l’inferno della cronicità (la scrittrice è nata ad Oslo nel 1970, è stata anche in Kosovo, Afghanistan e Iraq, ed ha ricevuto molti premi) . Del resto i norvegesi sono i campioni dell’arte della diplomazia e in questo libro si parla quasi con “naturalezza” della vita di guerra di gente comune di origine russa o cecena, della vita movimentata dei presidenti di una Nazione-Regione dalla storia molto travagliata e poi si parla di Anna Politkovskaja, la giornalista russa più famosa a causa del suo omicidio con un mandante abbastanza misterioso (c’erano più persone a volerla morta). Di sicuro i due grossi conflitti che si sono succeduti nella terra cecena hanno esacerbato l’odio latente ed hanno aumentato il fondamentalismo islamico (anche di stampo wahabita) e la filosofia staliniana non è ancora scomparsa dalla psicologia dei russi o dei filorussi della classe dirigente: rimane la regola non scritta che recita “Niente uomini, niente problemi”.

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Specchi del mondo

pubblicato il 10 Marzo 2009 alle 00:45

Damiano Mazzotti

Leggi in pdf:  Specchi del mondo

 

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Ancora una volta sono riuscito a scovare un libro originale e molto istruttivo: una sintesi quasi enciclopedica della storia di tutte le culture umane, fatta di una scrittura che mescola il racconto, il saggio, la poesia e la cronaca (un talento letterario che è stato premiato da numerosi concorsi).

Infatti, l’opera di Eduardo Galeano (nato nel 1940), “Specchi. Una storia quasi universale” (www.sperling.it, ottobre 2008), che io avrei intitolato “Specchi del mondo”, è una miniera di aneddoti, e di piccoli e grandi fatti storici di tutte le culture del mondo: si parla di balli, musica, sport, guerra… Della rivoluzione francese e americana, e di quelle sudamericane e africane…

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Ho freddo

pubblicato il 10 Marzo 2009 alle 00:45

Massimiliano Ferrari

Leggi in pdf: Ho freddo


Se prendiamo in mano Ho freddo di Gianfranco Manfredi e dovessimo limitarci al solo dato biografico capiterà di ricontrollare il nome dell’autore. Questo perché è difficile trovare un autore italiano che abbia alle spalle un immaginario come quello di Manfredi, in grado di creare un romanzo come Ho freddo.

Gianfranco Manfredi è un artista multiforme e poliedrico che ha attraversato 30 anni di storia culturale italiana. Cantautore, sceneggiatore del cinema, ideatore di fumetti, romanziere, paroliere, saggista… “un pezzo d’immaginario della nostra cultura” come ha giustamente fatto notare Danilo Arona su Carmilla. Una figura di intellettuale che ha trasversalmente percorso diversi forme artistiche, mantenendo originalità e iniziativa.

 

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Questionario tecnico sullo scrivere

pubblicato il 10 Marzo 2009 alle 00:44


Abbiamo chiesto ad alcuni scrittori cos’è per loro la scrittura.

Queste sette domande cercano di gettare una piccola luce su quello che chiamiamo scrivere.

Non c’è nessuna intenzione di esaurire l’argomento, nessun diktat critico che muove questo questionario. Mi piace chiamarlo questionario, come quelli che ci consegnavano a scuola dove non si doveva rispondere con voli dell’immaginazione o  lunghi periodi senza costrutto. Ma richiedevano risposte concrete, che centrassero il nocciolo del problema.

Ecco, quello che mi interessa non sono cattedrali teoriche prive di fondamenta, ma concrete risposte.

Come in un questionario tecnico.

 

Ecco cosa ci hanno risposto:

 

 Danilo Arona

 

 Ivano Bariani

 

 Liviano D’Arcangelo

 

 Francesco Dimitri

 

 Saverio Fattori

 

 Giuseppe Genna

 

 Jacopo Masini

 

 Paolo Nori

 

 Emiliano Poddi

 

 Alessandro Zaccuri