Abbiamo chiesto ad alcuni scrittori cos’è per loro la scrittura.
Queste sette domande cercano di gettare una piccola luce su quello che chiamiamo scrivere.
Non c’è nessuna intenzione di esaurire l’argomento, nessun diktat critico che muove questo questionario. Mi piace chiamarlo questionario, come quelli che ci consegnavano a scuola dove non si doveva rispondere con voli dell’immaginazione olunghi periodi senza costrutto. Ma richiedevano risposte concrete, che centrassero il nocciolo del problema.
Ecco, quello che mi interessa non sono cattedrali teoriche prive di fondamenta, ma concrete risposte.
È già da un po’ oramai, che mi interrogo su alcuni risvolti della letteratura contemporanea. In particolare sul suo ruolo oggi, nel terzo millennio, nel tempo della velocità, dell’efficienza e della fine delle favole. Nella maggior parte dei casi si tratta di quesiti che si aggirano nella mia testa ancora in forma embrionale. Ma sono quesiti che mi attirano come una calamita. Per questo non ho resistito alla tentazione e li ho lanciati sul tavolo da gioco. Poiché tutto è iniziato dalla lettura di Parole private dette in pubblico, è al suo autore, Giulio Mozzi, che mi sono rivolta. Mozzi è stato talmente gentile da voler rispondere a qualche mia domanda (e, per questo, lo ringrazio ancora). Così ne è venuta fuori questa intervista.
1)Nel suo libro Parole private dette in pubblico parla spesso di etica e di responsabilità dello scrittore. Il fatto che lo scrittore abbia una responsabilità verso l’individuo (anche solo per il fatto di entrare nella sua testa) non indebolisce quelle posizioni che parlano di letteratura come puro e semplice intrattenimento? Questa letteratura d’intrattenimento (e quindi in sostanza, inutile) è davvero così disimpegnata?
Prima di tutto, come ti è nata l’idea di un progetto così ambizioso, cioè raccontare quasi 50 anni di storia italiana? Qual è stata la molla che ti è scattata dentro, cosa ti ha fatto dire:”Tò, voglio raccontare mezzo secolo di un paese di terroristi, criminali in doppiopetto, pazzi sadici, neofascisti, comunisti mai domi, spie, servizi segreti deviati, stragi, bombe…a parte gli scherzi sicuramente non è stata così facile, cosa ti ha spinto come scrittore ad affrontare una materia così scottante, ampia e difficilmente interpretabile?
Ellroy e l’indignazione credo siano stati i principali motori del progetto CDS. Dopo aver letto American Tabloid e Sei pezzi da mille ho pensato cha anche la storia del nostro paese avesse parecchio da offrire per un noir del genere. Ho iniziato a documentarmi e ho passato più di un anno in mezzo alle scartoffie, ai documenti desecretati, alle relazioni della Commissione Stragi. Solo allora l’indignazione si è impadronita del sottoscritto. Prima ancora di scrivere una sola riga, ho realizzato che significasse l’impunità per le famiglie delle vittime. Che significasse, per i parenti dei caduti di Piazza Fontana, l’imputazione delle spese processuali dopo trentasei anni di processi.L’indignazione è divenuta rabbia. E la rabbia, volente o nolente, ha impregnato il linguaggio del narratore.
Più che un ordine è un invito…ecco perchè, dopo aver ricordato la venuta di Travaglio a Parma, ora linkiamo un interessante e disarmante intervento di Paolo Barnarb sul tema del’informazione in Italia. Un’informazione che sia a 360° EFFETTIVI, deve avere il coraggio di dire anche le cose scomode. Anche le cose che sono scomode per chi dice cose scomode.
16 maggio 2008: Marco Travaglio a Parma. Imperdibile. Come me, la pensa una buona fetta della città: non c’è spazio né dentro né fuori le Serre Petitot, chi è arrivato circa due ore prima e ha avuto la fortuna di sedersi (me, ad esempio) è completamente murato da decine e decine (centinaia) di persone venute ad ascoltarlo. Quanti saremo? Boh, forse 200, forse 300, che importa? L’unica cosa che importa è che nelle due ore di incontro non vola una mosca.
Sono i versi di Andrea Zanzotto che aprono e chiudono la quarta edizione del Premio di poesia Attilio Bertolucci, la cui consegna è avvenuta lo scorso 23 novembre presso la Sala De Strobel di Cariparma. Le parole del poeta veneto segnano le tappe di quest’evento, che ingloba al suo interno anche il premio in memoria di Paolo Bertolani ed un nuovo, interessante progetto.