pubblicato il 16 Dicembre 2007 alle 13:52
di Pietro Gatti
Non so come mai, come conseguenza di quali pensieri, perché i pensieri precedenti sono già svaniti, esistono solo questi ora, ma quindi in quest’istante ho in mente una scena che forse ho preso a prestito da un documentario che ho visto di recente, o forse no; c’è un daino in fondo alla mia testa, solo un daino maestoso, tutto attorno è buio, un daino su sfondo nero, ed una voce che mi parla, che commentata l’immagine, e mi segnala di badare ai nervi dell’animale, come respira. Lo vedo come respira: ansima.
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pubblicato il 16 Dicembre 2007 alle 13:15
Ivano Bariani. Saverio Fattori. Pietro Gatti. Andrea Zanzotto. È così che partiamo, in grande stile, è così che inauguriamo l’avventura di questa Rivista Sconosciuta. Bariani e Fattori molto probabilmente li conoscete già. Due tra i più interessanti autori emiliani contemporanei. Ci erano piaciuti i loro libri (se volete saperne di più date un’occhiata alla sezione Inquadrature) e ci sono piaciuti i loro racconti: leggere per credere. Pietro Gatti è un autore ancora inedito, parmigiano. La sua Scheggia malsana ma differente ha un ritmo particolare, vorticoso, sospeso tra la veglia e il sonno.
Voltiamo la medaglia. Dall’altro lato troviamo niente meno che Andrea Zanzotto. Parma, la nostra città, ha deciso di conferire proprio al grande poeta veneto, il Premio Internazionale di Poesia Attilio Bertolucci. Noi c’eravamo. E continuiamo ad esserci: se volete capirne un po’ di più della produzione di Zanzotto e della sua decisiva influenza sulla poesia italiana del secondo Novecento, leggete qui. Bene, è ora di iniziare a cliccare.
Ma un’ultima segnalazione vogliamo farla: nella pagina Chi siamo, troverete il nostro “manifesto”. Qualche idea sparsa agganciata in un ordine provvisorio, per darvi un’idea di chi c’è (anzi, di cosa si muove) dietro la sequenza di caratteri che sta ipnotizzando le vostre retine…
pubblicato il 16 Dicembre 2007 alle 13:14

ManuS
Il vostro potere consiste tutto nel decidere di aprirlo o no. Una volta aperto sarà il libro a decidere per voi. Arriverete fino in fondo – trascinati pagina dopo pagina - , arriverete fino all’ultima parola – col fiatone, senza aver perso neanche una sillaba - , e lo farete in maniera veloce ed entusiasta, a tratti allibiti, ma sempre, totalmente, coinvolti.
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pubblicato il 16 Dicembre 2007 alle 13:14
ManuS
Sono i versi di Andrea Zanzotto che aprono e chiudono la quarta edizione del Premio di poesia Attilio Bertolucci, la cui consegna è avvenuta lo scorso 23 novembre presso la Sala De Strobel di Cariparma. Le parole del poeta veneto segnano le tappe di quest’evento, che ingloba al suo interno anche il premio in memoria di Paolo Bertolani ed un nuovo, interessante progetto.
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pubblicato il 16 Dicembre 2007 alle 13:14
Guido Mattia Gallerani
A volte l’età basta per fare di un vecchio generale un’istituzione. Zanzotto fu preventivamente assorbito dal mondo della poesia come una delle rare figure a cui si tributano, prima che tardivi onori, tutte le eccezioni dell’interesse meticoloso degli stanzoni delle accademie. È uno dei pochi poeti ad aver avuto in vita la possibilità di compendiare tutta la sua opera in quella lapide di marmo che sono i famigerati “Meridiani”; se non ché, dopo, ha manifestato altrettanta vitalità alle sue corde anche per chi, a ragione o a torto, vi riconosceva soprattutto un esercizio di maniera (facilmente tacciabile a dire il vero per chi dall’opera omnia lo voleva liquidare definitivamente in mezzo ai manuali).
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pubblicato il 16 Dicembre 2007 alle 13:13
di Ivano Bariani
In Italia, la mia è la regione del fiume. Il fiume della mia regione è il più grande fiume del mio Paese. In un paese stretto e lungo come il mio significa trovarsi fra i piedi una specie di prodigio della natura. Uno deve immaginarsi un fiume come una lunga vena, dal cervello al cuore del mio paese. Dentro questa enorme aorta scorrono tutte le sostanze che nutrono, crescono oppure intossicano il corpo del mio paese. L’anno scorso gli scienziati hanno fatto le analisi all’acqua del fiume, e ci hanno trovato dentro la cocaina. Il concetto sarebbe che se centinaia di migliaia di persone tirano di coca e poi vanno a fare pipì, quando tirano l’acqua scaricano il tutto nel fiume. Così succede che alla lunga il fiume Po non passa più i test antidoping.
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