pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:47
Siamo a Luglio, ed è quindi ora di concerderci un numero estivo. Ma questo numero di vacanziero ha ben poco, dateci un’occhiata e ditemi se non ho ragione…
Nella sezione Raccontare diamo spazio ad un interessante autore di brevi racconti comici: Matteo Gallo. Ai suoi testi (Non la passerai liscia e L’animale che mi porto dentro) si affianca il mio Dello scrivere: breve e fantasiosa divagazione sulle difficoltà della scrittura.
Ricca come sempre è la sezione Inquadrature. Sotto la nostra lente di ingrandimento sono passati testi di recente uscita come Acido Lattico, La storia siamo noi e Dieci, ma anche quel “racconto perfetto” (Montale) che è Casa d’altri di D’Arzo.
La vera novità di questo numero però, sono le due interviste. La prima è stata realizzata da Max a Simone Sarasso, autore di Confine di Stato, la seconda da me a Giulio Mozzi, noto scrittore nonchè animatore della casa editrice vibrisselibri.
Tutto questo mentre continua il dibattito sulla poesia di Guido Monti, avviato nel terzo numero…
Colgo infine l’occasione per augurare a tutti buone vacanze: noi rimarremo comunque operativi (a metà…) quindi continuate pure a scriverci!
Buona navigazione…
pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:40
ManuS
È già da un po’ oramai, che mi interrogo su alcuni risvolti della letteratura contemporanea. In particolare sul suo ruolo oggi, nel terzo millennio, nel tempo della velocità, dell’efficienza e della fine delle favole. Nella maggior parte dei casi si tratta di quesiti che si aggirano nella mia testa ancora in forma embrionale. Ma sono quesiti che mi attirano come una calamita. Per questo non ho resistito alla tentazione e li ho lanciati sul tavolo da gioco. Poiché tutto è iniziato dalla lettura di Parole private dette in pubblico, è al suo autore, Giulio Mozzi, che mi sono rivolta. Mozzi è stato talmente gentile da voler rispondere a qualche mia domanda (e, per questo, lo ringrazio ancora). Così ne è venuta fuori questa intervista.
1) Nel suo libro Parole private dette in pubblico parla spesso di etica e di responsabilità dello scrittore. Il fatto che lo scrittore abbia una responsabilità verso l’individuo (anche solo per il fatto di entrare nella sua testa) non indebolisce quelle posizioni che parlano di letteratura come puro e semplice intrattenimento? Questa letteratura d’intrattenimento (e quindi in sostanza, inutile) è davvero così disimpegnata?
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pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:40
Max
Prima di tutto, come ti è nata l’idea di un progetto così ambizioso, cioè raccontare quasi 50 anni di storia italiana? Qual è stata la molla che ti è scattata dentro, cosa ti ha fatto dire:”Tò, voglio raccontare mezzo secolo di un paese di terroristi, criminali in doppiopetto, pazzi sadici, neofascisti, comunisti mai domi, spie, servizi segreti deviati, stragi, bombe…a parte gli scherzi sicuramente non è stata così facile, cosa ti ha spinto come scrittore ad affrontare una materia così scottante, ampia e difficilmente interpretabile?
Ellroy e l’indignazione credo siano stati i principali motori del progetto CDS. Dopo aver letto American Tabloid e Sei pezzi da mille ho pensato cha anche la storia del nostro paese avesse parecchio da offrire per un noir del genere. Ho iniziato a documentarmi e ho passato più di un anno in mezzo alle scartoffie, ai documenti desecretati, alle relazioni della Commissione Stragi. Solo allora l’indignazione si è impadronita del sottoscritto. Prima ancora di scrivere una sola riga, ho realizzato che significasse l’impunità per le famiglie delle vittime. Che significasse, per i parenti dei caduti di Piazza Fontana, l’imputazione delle spese processuali dopo trentasei anni di processi.L’indignazione è divenuta rabbia. E la rabbia, volente o nolente, ha impregnato il linguaggio del narratore.
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pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:39
ManuS
Certe volte uno impugna la penna come fosse una pistola.
“Ora vi faccio vedere io” pensa. “Ora sì che anch’io lascerò il mio segno nel mondo, e sarà un segno profondo, sarà un segno indelebile”.
Solo che poi uno tenta di scrivere e la penna inizia a ballare in mano. Non sta ferma, non sta dritta, la punta scatta all’insù. L’unico segno, visibile, sul foglio, sono le righe o i suoi quadratini prestampati.
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pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:39
Max
Aspettavo Saverio Fattori al varco del terzo romanzo. Dopo aver percorso salite sfiancanti, rettilinei a perdita d’occhio e tirate finali da mozzare il fiato, lo aspettavo alla terza prova, il kilometro finale dove potesse emergere finalmente dal gruppo o scivolare nelle retrovie.Acido Lattico, il suo terzo romanzo uscito per Gaffi Editore, premia le attese, l’impazienza con la quale, appena avuto tra le mani il libro, ho iniziato a leggerlo, a sfogliarne le pagine, ad annusare compulsivo la carta. Manie di un lettore maniaco.
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pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:39
ManuS
Dovrebbe essere facile parlarne. Dieci racconti di vita napoletana. Linguaggio semplice, cristallino, aderente alla realtà. Dialogo che domina incontrastato. Invece, sotto quest’apparente semplicità, Dieci di Andrej Longo, ti lascia la sensazione di non riuscire a dire tutto, di non riuscire ad esprimere la magia della quale ti ha reso partecipe. Di certo è uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi tempi. Dieci storie di vita napoletana, dieci mondi in un mondo, quello di Napoli, complesso, dove il paradosso si fa normalità, dove la vita quotidiana è lotta quotidiana, dove tutto pare reggersi in un equilibrio precario e di difficile decifrazione per chi, in quel mondo non è nato, ma un equilibrio solido, secolare.
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pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:39
Matteo Gallo
Ultimamente non riesco più a prendere una decisione;quando la prendo l’ appoggio da qualche parte e poi non mi ricordo più dove l’ho messa.
Questo caldo di fine agosto rende la gola secca che curo con svariati litri d’acqua. Purtroppo noto che anche nel campo dei liquidi si è perso di chiarezza : non riesco più a bere niente di decisamente frizzante o qualcosa di dichiaratamente liscio. Sono circondato da acque leggermente gassate, effervescenti naturali o meno.
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pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:39
Matteo Gallo
Sono da sempre un appassionato di documentari, specie quelli sulla Savana e i suoi abitanti, di qualunque taglia essi siano. Subisco un fascino particolare nel vedere la calma e la lentezza con cui i coccodrilli aspettano di arraffare la preda senza neanche doverla scongelare, o come un maschio disinibito di leone si atteggia nel suo rituale d’accoppiamento, consumandolo senza pagare (no dico…neanche un mazzo di rose). L’altra sera partecipando ad una serata mondana, la nona vodka liscia mi ha interrotto le sinapsi per trenta secondi. Quando ho ritrovato la coordinazione dei movimenti il Dj mette il leit motiv di Superquark, prende il microfono e con quella voce da mezza sega subsahariana descrive ogni mio gesto, proprio come in un documentario.
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pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:39
Carmine Iovine
Leggi Casa d’altri e ti accorgi subito che le parole vanno oltre le parole, la sintassi, il mero atto comunicativo; scorrono, si fanno suono e poi musica: divengono poesia.
La poesia che l’attraversa arriva da lontano, piano, si lascia annunciare come «uomini che scendono dai pascoli»: questi con latrati di cani e campanacci di bronzo;
quella con una sintassi che si scompone, un uso frivolo di parole tronche (meglio se in fine di frase).
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pubblicato il 22 Luglio 2008 alle 14:38
Max
Lo ammetto, ho un debole per i racconti. Sarebbero meglio dire per le raccolte di racconti. Sono onnivoro, non ho particolari predilezioni o gusti che mi orientano su un certo tipo di raccolta, mi attirano senza un motivo apparente, e così le leggo.A volte la raccolta che leggo ha dietro un’ idea ben congegnata, nomi autorevoli, un disegno editoriale preciso, altre volte manca qualcosa e perciò l’antologia non convince, stenta e non colpisce.È piuttosto naturale quindi che “La storia siamo noi” finisse dritta nei libri da leggere senza scuse.
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