Uomini e amori, gioie e dolori
ManuS
La polemica è nota. Tutti puntano il dito contro gli SMS. Gli Short Messages Service sono la tomba della comunicazione, impoveriscono il linguaggio, azzerano il piacere della conversazione elegante, corretta. Spingono all’estremo la tendenza all’economia insita nel linguaggio umano, acuiscono la necessità di sintesi. I risultati sono spesso dannosi, soprattutto per il linguaggio e la padronanza linguistica delle nuove generazioni, nate e cresciute con un cellulare in mano. Parole smozzicate, simboli, neologismi: tutto fa storcere il naso ai puristi. Ma siamo davvero sicuri di tutto questo? Siamo davvero certi che i messaggini allontanino le persone dalla lingua, dal fascino e dal potere delle parole? Oppure siamo di fronte ad un nuovo uso delle parole, a delle nuove possibilità? Tutto questo se lo è chiesto Damiano Mazzotti nel suo libro Uomini e amori, gioie e dolori, edito dalla Ibiskos.
Con una voglia di capire lontano dai giudizi preconfezionati. Con un desiderio di affrontare senza ipocrisie domande cruciali per la nostra società. Così Mazzotti ha fatto parlare gli stessi SMS. Storie d’amore, riflessioni, schermaglie, corteggiamenti: tutto raccontato nello snocciolarsi schietto ed immediato dei messaggini.
Ad aprire il libro però non sono gli SMS, ma aforismi di autori famosi. Quasi un messaggio nel messaggio. Quasi a voler dire che la cultura, l’intelligenza e la riflessione, non hanno bisogno di ridondanza per esprimersi. Scontato a dirlo: la lettura del testo è facile, scorrevole, piacevole. All’autore va il merito di porre sul tavolo da gioco delle questioni importanti, che non si possono più eludere (il mutare della forme di comunicazione, il riflesso che possono avere sul linguaggio quotidiano, il ruolo del libro e dell’editoria in queste mutazioni) ma di farlo in maniera pacata, ironica. Senza prendersi troppo sul serio. Battute pungenti, sarcasmo, strascichi di saggezza popolare, riflessioni acute, citazioni colte: c’è un po’ di tutto negli SMS che compongono il libro. Alla fine ci si cala nel racconto: si sorride per le schermaglie amorose dei protagonisti, ci si incuriosisce per lo snodarsi dei loro rapporti. E questo libro diventa un veicolo di riflessione non solo sugli sms ma anche su alcune piccole manie contemporanee, su alcune schizofrenie della società contemporanea. Il tutto viene portato avanti al di fuori dei canoni convenzionali del romanzo o del saggio, dando vita ad un intreccio tra diverse dimensioni: quella letteraria della pagina scritta e quella quotidiana e che tutti noi conosciamo benissimo del cellulare.
All’incrocio tra queste dimensioni ci si trova di fronte ad una lingua più colloquiale, diretta, senza fronzoli, una lingua che cerca di aderire al parlato il più possibile e soprattutto alle sensazioni ed emozioni che dietro le parole si celano.
Su questi temi abbiamo sentito direttamente l’autore.
Prima di tutto: qual è lo scopo che si prefigge di raggiungere con questo libro? C’è una fetta di popolazione a cui spera di parlare più direttamente?
Lo scopo principale di questo libro è di stimolare le persone a pensare, a riguardo di se stesse e della società. E’ triste vedere come le persone assorbono passivamente tutte le varie verità pregiudiziali (stronzate) raccontate a loro da insegnanti, giornalisti, preti, genitori e politici mediocri. Se una persona adulta crede ancora al più del 50% delle cose che gli sono state raccontate dai 3 ai 18 anni, quando ancora non aveva le capacità di comprensione pienamente sviluppate e il suo senso di libertà individuale era appena abbozzato, allora questo soggetto non è diventato né un vero adulto, né un vero cittadino.
Spero di parlare ai “giovani” dai 14 ai 44 anni. Per gli altri ormai penso sia difficile parlare con un libro come il mio a base di sms e con uno stile carico di provocazioni e disvelamenti quasi “pornografici” della verità.
I giovani devo imparare ad ascoltare tutti, ma a dar ascolto solo alle poche persone intelligenti ed oneste, non alla maggioranza di professionisti opportunisti che pensano principalmente alla gloria e al denaro. E questo è uno dei problemi principali della Democrazia Acritica.
All’inizio del libro inserisce una serie di aforismi. C’è un filo rosso che li unisce? Possiamo dire che tra aforismi e sms c’è una certa vicinanza? In fondo in entrambi i casi il concetto viene espresso in maniera concisa e fulminante.
Infatti ha già risposto lei, la sintesi, la praticità e l’essenzialità degli aforismi e degli sms ne fanno uno strumento molto efficienti ed efficaci in questo mondo dove l’eccesso di informazioni e disinformazioni serve solo a “fregare” la gente: a renderli schiavi della loro ignoranza. Ed ecco perché gli italiani ha paura di leggere: leggere fa male all’ignoranza perché può svelare varie le forme di schiavitù dei cittadini e non è bello sentirsi schiavi di qualcuno, a breve termine per molte persone è meglio non sapere. Finché non si finiscono per farsi fregare i soldi dalle banche e dalle innumerevoli gabelle pubbliche e allora qualcuno cambia idea.
Possiamo dire che il vero protagonista del libro è il linguaggio e le sue diverse declinazioni?
Il vero protagonista del libro è la comunicazione interpersonale, quindi il pensiero e il linguaggio che agiscono nei rapporti amorosi e non. Una delle definizioni di psicologo che preferisco e che ritengo più giusta, è quella di esperto della comunicazione. E io aggiungerei che siccome lo scopo della comunicazione è quello di mettere in relazione, un buono psicologo è un esperto di comunicazioni e relazioni. Il problema sta nel fatto che per molti professionisti la professione è diventata una religione. Applicano acriticamente e malamente dei concetti assolutisti senza buon senso e si arriva fino al perdonismo burocratico che attanaglia il “sistema sociale italiano”.
Spesso sui giornali si leggono articoli di accusa verso gli SMS considerati una causa dell’impoverimento del linguaggio. E, parallelamente, le chat vengono additate come una causa dell’impoverimento delle relazioni. Cosa ne pensa? Non sarebbe più giusto affermare che questi due strumenti sono solo lo specchio di alcune mutazioni interne alla società?
L’impoverimento del linguaggio è dovuto in minima parte ai mezzi utilizzati e in gran parte all’eccesso di relazioni: conosciamo sempre più gente ma abbiamo sempre 24 ore al giorno, per cui abbiamo trovato la soluzione di ridurre il linguaggio all’osso. Ma non si può perdere di vista la qualità minima della comunicazione.
Il vero problema è che la cultura costa: soldi, tempo ed energie. Ma con l’attuale crisi economica e di sicurezze sociali preferiamo spendere tutto il possibile in divertimenti per non pensare ai problemi. Un po’ come facevano molte persone poco prima dell’affondamento del Titanic.
Il libro si conclude con il Manifesto del movimento dell’Italia dei cittadini. Ci potrebbe spiegare di cosa si tratta?
Si tratta di un richiamo morale alle persone per riprendersi in mano le loro vite. E’ inutile continuare a lamentarsi che niente non funziona, che i politici sono tutti uguali e poi continuare a votarli, sia a destra che a sinistra. Chi lo fa è loro complice ed è giusto che lo ammetta a se stesso. Chi non è complice, ha nuove idee e desidera un’Italia seria e moderna, deve creare delle liste civiche e mettere all’angolo tutti questi vecchi politici e dirigenti che per il loro stupido e incontrollato eccesso di avidità si porterebbero il nostro Paese nelle loro tombe. L’Italia dei cittadini può essere una delle tante proposte da realizzare. Può essere la proposta trainante. Ma in tutta sincerità penso che senza una crisi economica epocale che porti veramente alla fame gli italiani non si sveglieranno mai dal loro torpore e paraculismo.
Parole come libertà, verità, assoluto, poesia. Hanno ancora senso oggi? Come si possono trasmettere alle nuove generazioni?
Tutte le parole che lei ha indicato avranno senso finché esisterà l’umanità, ma questo senso si evolverà col progresso civile e una piena maturità psicosociale. Ci sono poi le fasi alterne dove questi concetti all’interno delle diverse culture e sottoculture vengono eclissati dai potenti di turno e dai loro interessi, ma sono convinto che i giovani saranno sempre i padroni del cambiamento e del futuro, e lo sviluppo dell’umanità e di un mondo meno violento sarà possibile solo grazie ai più giovani. I vecchi non fanno altro che ripetere le stesse cose, provi a rileggere i vari genocidi che si trovano nella Bibbia. E’ nella natura umana dei vecchi ripetere sempre le stesse stronzate. Quando all’interno dei vari governi mondiali inizieremo a trovare una maggioranza di giovani e di donne dai 25 ai 35 anni allora il mondo diventerà un posto più pacifico.
Alle giovani generazioni delle diverse nazioni direi questo: se non volete tornare nelle trincee ad uccidervi uno con l’altro, iniziate a far sloggiare i vecchi dalle loro poltrone. I vecchi in realtà si dividono in destra e sinistra e vi dividono in simpatizzanti di destra e sinistra per confondervi le idee, mettervi uno contro l’altro e potervi così controllare più facilmente.
I vostri veri nemici sono quei vecchi che vi vogliono indicare i vostri nemici, per distrarvi dalle loro ruberie nei vostri confronti. Ai potenti che governano e alle vecchie classi dirigenti piace solo spremere più danaro possibile dalle menti e dai corpi di innumerevoli giovani innocenti.
Thank you!