Il Precursore

ManuS
Il vostro potere consiste tutto nel decidere di aprirlo o no. Una volta aperto sarà il libro a decidere per voi. Arriverete fino in fondo – trascinati pagina dopo pagina - , arriverete fino all’ultima parola – col fiatone, senza aver perso neanche una sillaba - , e lo farete in maniera veloce ed entusiasta, a tratti allibiti, ma sempre, totalmente, coinvolti.
Più che il manuale del Supereroe, il Precursore sembra il manuale dell’antieroe. Antipatico, spocchioso e neanche troppo intelligente, Giovanni – Precursore è il capofila di una frangia generazionale che si crede forte ed invincibile: i bulli, che schiacciano tutti col vanto dei propri diritti. Dall’altra parte ci siamo noi: i normalissimi Fornari e Revignoli, Lecchìno e Ciccione. Ragazzi neanche troppo evidenti, quotidiani verrebbe da dire, e per questo molto più veri. Alla fine saranno proprio questi piccoli a fare la storia: il Precursore è un (anti)eroe latitante, che compare scompare, che esercita sugli altri una sudditanza psicologica prima ancora che fattuale. Così il Precursore diventa il romanzo di ciò che ci tiene in scacco perché noi lo permettiamo, di ciò che incide sulle nostre vite fino al punto in cui noi decidiamo di reagire (e questo vale per il Precursore sì, ma anche per il rapporto tra Fornari e Revignoli, per la robotica, per l’attrazione di Fornari per Graziabella).
Bariani è uno scrittore giovane e fresco. Incredibilmente colloquiale. Sfogliando le pagine del libro, passando di livello in livello, abbiamo sempre l’impressione di trovarci di fronte ad un amico che racconta un episodio strabiliante. E lo testimonia anche il largo uso che l’autore fa del discorso indiretto e indiretto libero, i modi del racconto appunto, di una narrazione filtrata attraverso gli occhi del narratore e tanto più coinvolgente quanto più soggettiva.Senza dubbio però il dato che maggiormente resta impresso, è la forte ironia (che spesso sconfina nella comicità) di Bariani. Gli esempi si sprecano, io mi limito a tre: i viaggi mentali di Fornari dopo una canna, il suo dialogo con il Libro delle Risposte, e il glorioso tentativo di salvare la vita ad una bimbetta di due anni. Un’ironia che investe, un’ironia che pare anche avere, però, una dimensione catartica: crea distacco e permette di controllare quella dimensione ansiogena che è caratteristica della nostra generazione. E già, perché sotto la Generazione Q, si nasconde in realtà un mare di inquietudini, domande, capovolgimenti di principi e ribaltamenti di punti di vista. E Bariani questo lo coglie, e lo mostra bene dipingendo (sempre con ironia, chiaro) una situazione in cui la scuola è un campo di battaglia, le università sono fantasmi, i sogni latitano e vince, quasi sempre, la legge del più forte. Ma, come la storia dimostra, il gradino del più forte è soggetto a continui avvicendamenti e non sia mai detta la parola FINE…